L'ETERNO COMPAGNO
L’Organizzazione Internazionale Sathya Sai (SSSIO) ha lanciato una rivista mensile intitolata "Sathya Sai - L'Eterno Compagno" in occasione del Maha Shivaratri di marzo del 2022, con il nobile obiettivo di condividere con tutto il mondo l'amore, gli insegnamenti e la gloria di Bhagawan Sri Sathya Sai Baba. Ogni numero della rivista presenta selezionati discorsi e scritti divini di Sri Sathya Sai e articoli ispiranti di devoti di tutto il mondo che condividono le loro esperienze personali con Swami e il loro cammino di trasformazione spirituale. Include sezioni con contributi di donne, giovani adulti e bambini dell'Educazione Spirituale Sai (SSE) e delle attività di servizio umanitario intraprese in tutto il mondo dalla SSSIO. Ci auguriamo che gli aspiranti spirituali di tutte le età, provenienti da ogni angolo del mondo, trovino la rivista accurata, stimolante e utile per il cammino spirituale ispirato dalla pratica dei Suoi insegnamenti.
Di seguito trovate l'editoriale dell'ultima edizione dell'Eterno Compagno (Ottobre 2026).
Per scaricare o visualizzare l'intero documento cliccare su: Scarica pdf Visualizza pdf
Per scaricare o visualizzare l'intero documento cliccare su: Scarica pdf Visualizza pdf
Tutte le edizioni dell'Eterno Compagno dal 2022 ad oggi si possono scaricare cliccando sui link qui a destra nei "Contenuti Relativi".

ETERNO COMPAGNO - Edizione ottobre 2026
Editoriale: YAJNA
FARE DELLA PROPRIA INTERA VITA UN’OFFERTA, Parte 1 di 2
Il termine Yajna deriva dalla radice sanscrita Yaj, che significa ‘adorare’, ‘sacrificare’, ‘offrire’ o ‘onorare’. È il termine generico per un'offerta sacra o un culto sacrificale, in particolare un'offerta a una Divinità tramite Agni, il Dio del fuoco. Nella tradizione vedica, include il fuoco, la recitazione di mantra e offerte cerimoniali di vari materiali, come ghi (burro chiarificato), metalli preziosi, monete, gioielli, cereali e altri oggetti. Viene condotto da un gruppo di sacerdoti qualificati che seguono i rituali vedici prescritti .
Tipicamente, uno Yajna Homa Kundam è un altare quadrato, rettangolare o piramidale costruito con mattoni, a simboleggiare stabilità, ordine cosmico e i quattro punti cardinali. Viene acceso un fuoco con due bastoncini di legno duro, i sacerdoti siedono attorno a esso e vengono offerti al fuoco mestoli di ghi tra il canto ritmico di inni vedici. Questa è un'immagine bella e veritiera dello Yajna, ma non rappresenta la verità completa. Considerarla tale ha causato molti fraintendimenti della tradizione.
Bhagavan Sri Sathya Sai Baba affrontò questo malinteso nel Suo Discorso Divino durante il Dasara Yajna del 1972. Avvertì che coloro che, riducono lo Yajna a un mero rituale eseguito all'interno di un recinto delimitato, ne ristringono il significato. Nello stesso Discorso, Egli afferma: "Yajna significa qualsiasi attività dedicata alla gloria di Dio, non solo l'attività prescritta nelle antiche Scritture... Lo Yajna è un processo continuo. Chiunque viva nella costante presenza di Dio e compia ogni azione dedicandoGliela, è impegnato nello Yajna.” (11 ottobre 1972).
Nove anni dopo, il giorno dell'inaugurazione del Vedapurusha Saptaha Jnana Yajna del 1981, Egli lo espresse in modo ancora più chiaro: “Ogni vostra azione, dall'alba al momento di addormentarvi, è uno Yajna, ricordàtelo! Se Yajna è qualsiasi attività dedicata a Dio, allora non è una sadhana (pratica spirituale) qualunque: è la forma che, infine, assume ogni sadhana.”
Nel Moksha Sanyasa Yoga (BG 18.5), il Signore Krishna dichiara che Yajna, dana (elemosina) e tapas (austerità) non dovrebbero mai essere abbandonati. Sono le pratiche che ci conducono all'obiettivo finale della liberazione. Di fatto, non possono essere separate l'una dall'altra. Sacrificio, elemosina e austerità non sono esterne e separate da Yajna; ne sono parte integrante.
Molte persone praticano Yajna vedici tradizionali, come l'Ati Rudra Mahayajna, il Chandi Yajna e il Sudarshana Yajna, nei quali ricorrono alcuni termini. Quando si eseguono, è utile conoscerne il significato. Yajna è un rituale completo ed elaborato che include l'altare, le invocazioni, i sacerdoti, le offerte e i riti conclusivi. Quando diciamo di fare homa, intendiamo l'atto specifico di versare un'oblazione nel fuoco consacrato. Havis, o Havya, è la sostanza che offriamo in quel fuoco e varia a seconda del tipo di Yajna. Infine, Ahuti è un'oblazione. L'oblazione completa e finale dello Yajna è il Purnahuti, l'offerta completa, che è accompagnata da molti canti. La parola che si sente con ogni oblazione è Svaha, pronunciata dopo il nome della Divinità a cui è offerta.

Ogni vostra azione, dall’alba al momento di
addormentarvi, è uno Yajna, ricordàtelo!
Bhagavan Sri Sathya Sai Baba ha spiegato come queste offerte, accompagnate dal canto di "Svaha", giungano agli Dei. Quando si imbuca una lettera, debitamente affrancata e indirizzata, il servizio postale si assicura che venga consegnata al destinatario. Chi non conosce il meccanismo si chiede: "Come ci arriva?" Ma esiste un processo, e l'affrancatura contribuisce alla consegna. Allo stesso modo, la parola "Svaha" porta l'oblazione a una Divinità specifica.
Il secondo canto spesso utilizzato è "idam na mama" – "questo non è mio". Qui, il gesto essenziale significa rinunciare o lasciar andare. Affermiamo quindi che questo non ci appartiene; appartiene a Dio, e rinunciamo volontariamente ai risultati.
Durante il Discorso del 2 ottobre 1981, Swami affermò che il sommo sacerdote dello Yyajna porta il titolo di Brahma e deve avere sua moglie seduta accanto a sé, altrimenti le sue credenziali sono incomplete. Swami aggiunse che la moglie rappresenta shraddha (la fede). Senza fede, le lodi, l'adorazione, il culto e gli inni sono tutti artificiali, e il sacrificio è un esercizio sterile.
Yajna nei Veda
Nella filosofia vedica, Yajna non significa semplicemente un rituale esteriore del fuoco; rappresenta il principio cosmico del dono disinteressato, dell'armonia e dell'ordine cosmico. Consideriamo che cosa dicono i Veda a proposito di Yajna. Il Purusha Suktam, nel Rig Veda, descrive la creazione stessa come uno Yajna, o sacrificio. L'Essere Cosmico, il Vishvapurusha, viene legato come animale sacrificale (a simboleggiare che anche Dio si è sacrificato per creare) e, dopo il rituale di santificazione, vengono fatte le seguenti offerte: le stagioni, i cinque elementi e le 21 entità (tattva), che includono gli organi di senso e gli antahkarana (strumenti interiori). Quindi, l'intera creazione emerge da questo Yajna.
Nel Purusha Suktam si afferma: “Yajnena yajnam ayajanta deva. Tani dharmani prathamanyasan.” Ciò significa che tutti i dharma che sostengono il mondo sono emersi da questo Yajna compiuto dagli Dei.
Le parole iniziali del Rig Veda, considerato il più antico testo sacro sulla Terra, riguardano lo Yajna: Agnim ile purohitam yajnasya devam ritvijam. Esse significano: "Adoro Agni, Colui che è posto davanti, il Divino Ministro del sacrificio."

Il fuoco è considerato di primaria importanza perché è l'elemento che trasforma. Qualunque cosa venga offerta al fuoco non conserva la sua forma originale, ma si trasforma in cenere, vibhuti.
La Taittiriya Samhita va oltre, affermando: "Yajno vai Vishnuh", “Il sacrificio è veramente Vishnu.” Swami proclama che Dio è lo Yajna perché Dio è lo scopo. La Sua creazione viene usata per propiziarLo. Colui che esegue lo Yajna è Lui, e colui che lo riceve è Lui. E, quando l'ego viene sacrificato, rinunciando a ogni pretesa sull'atto, lo Yajna diventa divino.
Anche Sri Rudram attribuisce grande importanza allo Yajna. Il decimo anuvaka del Chamakam afferma:
Possa la mia lunga vita (ayuh)
essere sostenuta dallo yajna.
Possa il mio respiro vitale (prana)
essere sostenuto dallo yajna.
Possa il mio respiro discendente (apana)
essere sostenuto dallo yajna.
Possa il mio respiro in tutto il corpo (vyana)
essere sostenuto dallo yajna.
Possa la mia visione (chakshu)
essere sostenuta dallo yajna.
Possa il mio udito (shrotra)
essere preservato dallo yajna.
Possa la mia mente (mana)
essere sostenuta dallo yajna.
Possa la mia parola (vak)
essere sostenuta dallo yajna.
Possa la mia anima (Atma)
essere sostenuta dallo yajna.
Possa lo yajna stesso essere sostenuto
essere realizzato dallo yajna.
È una preghiera avente lo scopo che tutti i respiri, i sensi, la mente, la parola e l'Atman siano offerti come uno Yajna. Essi vengono santificati e diventano strumenti idonei a continuarlo. Così, lo Yajna santifica tutti loro affinché possano essere usati per continuarlo! In questo modo, lo Yajna si autosostiene.
Lo Yajna nella Bhagavad Gita
Il Signore Krishna fa questa profonda dichiarazione (BG 3.9): “Yajnarthat karmanonyatra lokoyam karma-bandhanah”, che significa: “L’azione deve essere compiuta come uno Yajna al Signore Supremo; altrimenti, in questo mondo materiale, essa causa schiavitù.”
Egli afferma che la stessa azione lega o libera, a seconda di come viene compiuta. Descrive in modo mirabile (BG 3.14) come lo Yajna sostenga la creazione. Gli esseri provengono dal cibo. Il cibo proviene dalla pioggia. La pioggia proviene dallo Yajna, e lo Yajna proviene dall'azione.
Un altro importante messaggio che il Signore Krishna trasmette riguardo allo Yajna (BG 3.11) è "Parasparam bhavayantah", che riguarda il nutrirsi a vicenda. Attraverso lo Yajna, gli Dei vengono propiziati e compiaciuti. Essi, a loro volta, elargiscono le loro benedizioni a coloro che compiono lo Yajna, affinché continuino a farne altri. Il cosmo è un sistema di nutrimento e sostegno reciproco che sostiene la creazione.
Nella BG 4.24 c’è lo shloka che le persone recitano spesso prima di consumare il cibo:
Brahmarpanam brahma havir yajna.
brahmagnau brahmana hutamyajna.
brahmaiva tena gantavyamyajna.
brahma-karma-samadhina, yajna.
Ciò significa: "Brahman è l'oblazione, il mestolo con cui essa viene offerta è Brahman, l'atto dell'offerta è Brahman, il fuoco sacrificale è Brahman e colui che offre è anch'egli Brahman. Solo chi vede Brahman in ogni azione, Lo raggiunge." Coloro che sono completamente immersi nella coscienza di Dio, vedendo ogni cosa come Dio, Lo raggiungono facilmente.
In queste parole, nulla è al di fuori del Divino: né il mestolo, né il burro chiarificato, né il fuoco, né la mano che serve, né il risultato, che è il cibo. Questo è il verso tradizionalmente recitato prima di mangiare, e trasmette il messaggio secondo cui l'intero atto di preparare e consumare il cibo è uno Yajna.
Ancora una volta, nella BG 9.24, il Signore Krishna dice: "Aham hi sarva-yajnanam bhokta cha prabhureva cha", “Io sono il beneficiario e il Signore di tutti i sacrifici.”
Per eseguire i sacrifici rituali molto elaborati – Ati Rudra Mahayajnam, Chandi Homam, Vedapurusha Saptaha Jnana Yajnam – sono necessarie molte risorse, materiali, denaro e persone qualificate per eseguire lo Yajna. Il Signore dice: "Yajnanam japa-yajnosmi", “Di tutti gli Yajna , Io sono la ripetizione del nome di Dio.”(BG 10.25). Pertanto, il Japa Yajna non richiede risorse come gli altri Yajna.
I Pancha Mahayajna
I Pancha Mahayajna sono le cinque grandi offerte che ogni capofamiglia è tenuto a compiere quotidianamente e che costituiscono il fondamento della società. Tanto la Taittiriya Aranyaka quanto la Manusmriti li elencano. Bhagavan nei Suoi Discorsi Divini li menziona due volte (nel 1972 e nel 1981) come doveri dovuti al proprio benessere e alla società in cui si vive.
Il primo è il Rishi Yajna, chiamato anche Brahma Yajna, che consiste in attività dedicate allo studio delle Scritture, attraverso le quali si ripaga il debito verso i saggi. I regolari circoli di studio, i satsang e i corsi di Educazione Spirituale Sai (SSE) condotti in tutto il mondo nei Centri Sai dell’Organizzazione Internazionale Sri Sathya Sai (SSSIO) possono essere considerati l'equivalente moderno di questo Yajna.
Il secondo è il Pitru Yajna, che consiste in attività dedicate ai nostri genitori e agli antenati, che ci hanno donato il corpo, ci hanno cresciuto e guidato. Swami ha affermato esplicitamente che tutti gli atti che esprimono gratitudine, affetto, adorazione e apprezzamento verso i propri genitori sono di per sé sacri. La SSSIO, attraverso le sue sezioni educative e spirituali, condivide la verità secondo cui la madre è Dio e il padre è Dio, incoraggiando tutti a venerare i propri genitori. Questo è l'equivalente moderno di questo Yajna.
Il terzo è il Deva Yajna, che consiste in atti di omaggio reverenziale a Dio, che dà forza alla mente, al corpo, all'intelligenza, alla memoria e alla coscienza, e che è presente in ogni cellula come energia vitale. Swami afferma che il Deva Yajna consiste nel corretto utilizzo degli strumenti che Dio ci ha donato. L'Ala Spirituale della SSSIO conduce questo Yajna attraverso bhajan regolari, in particolare l'Akhanda Bhajan e l'Akhanda Gayatri, praticati in tutto il mondo. Queste sono pratiche che dobbiamo promuovere.
Il quarto è l'Atithi Yajna, o Manushya Yajna, che consiste nell'adorazione degli ospiti e nel servizio al prossimo. Tutti, prima o poi, hanno l'opportunità di accogliere un visitatore, che sia un parente, un familiare o uno sconosciuto. Tutti meritano rispetto, in quanto inviati da Dio. Gli atti compiuti per far sentire un ospite a casa propria assumono lo status di Yajna. Il sito web di Sri Sathya Sai Universe elenca diverse nobili azioni e opere compiute dai membri della SSSIO, tra cui la distribuzione di cibo e il Narayana Seva, che sono esempi moderni di questo Yajna.
Il quinto è il Bhuta Yajna, che consiste in atti altruistici compiuti nei nostri rapporti con la natura, che comprende alberi, animali, uccelli, animali domestici e la natura in generale. È molto importante ricordare che la natura è un dono di Dio, è una manifestazione di Dio e, in definitiva, che è Dio. Dobbiamo venerare la natura come tale. Anche i membri della SSSIO servono la natura in molti modi, come la pulizia dell'ambiente, la piantumazione di alberi, l'utilizzo di energie alternative e la prevenzione dello spreco di risorse naturali, che sono esempi di questo Yajna.

Se eseguiamo questi Yajna, tutta la nostra vita diventa uno Yajna continuo, anche se non viene mai costruito un altare di mattoni! Questi Yajna non richiedono grandi ricchezze, sacerdoti o un giorno speciale. Tutto ciò che bisogna fare è visitare o parlare con i propri genitori e ricordare gli antenati con gratitudine (Pitru Yajna); condividere un pasto con un visitatore (Manushya Yajna); spargere una manciata di chicchi per gli uccelli o cibo per gli animali (Bhuta Yajna); leggere una citazione sacra da una Scrittura, da Swami o da un grande santo (Rishi Yajna); cantare bhajan o fare Namasmarana (Deva Yajna).
I Principali Yajna Descritti nelle Scritture
Nelle Scritture induiste, come il Ramayana, il Mahabharata e i Purana, sono descritti alcuni grandi Yajna pubblici e reali. Alcuni hanno una portata ben più ampia, essendo riti sacrificali pubblici o collettivi estremamente elaborati, noti come Yaga. Tra questi si annoverano l'Ashvamedha, il Rajasuya e il Putrakameshti; alcuni durano giorni, altri mesi o persino anni.

Una vista panoramica dell’Ati Rudra Mahayajna condotto a Prashanti Nilayam nell’agosto del 2006
Il più importante è l'Ashvamedha, il sacrificio del cavallo. Veniva eseguito dai re Sri Rama e Dharmaraja Yudhishthira. Questo sacrificio reale prevedeva il rilascio cerimoniale di un cavallo, a simboleggiare l'autorità sovrana del re sui territori che attraversava.
E poi c'era il Rajasuya Yaga, la consacrazione imperiale celebrata da Yudhishthira a Indraprastha, durante la quale il Signore Krishna veniva onorato con l'Agra Puja (la prima adorazione). Questa cerimonia di consacrazione reale affermava formalmente la sovranità di un re e lo riconosceva come imperatore dagli altri sovrani.
C'è il Putrakameshti, un sacro rituale vedico del fuoco eseguito dalle coppie che desiderano avere figli. Il rito fu praticato dal re Dasharatha, dal cui fuoco sacrificale provenne l'offerta consacrata grazie alla quale nacquero Rama e i Suoi fratelli.
Il Vishvajit Yajna, intrapreso per ottenere la vittoria assoluta, superare tutti gli ostacoli terreni e spirituali e raggiungere la sovranità totale, fu celebrato dall'Imperatore Bali. Durante quello Yajna, il Signore si manifestò come Avatar Vamana e chiese un appezzamento di terra pari a tre passi dei Suoi piedi. Questo è un sacrificio associato alla rinuncia a tutti i propri beni, in accordo con il principio na karmana na prajaya dhanena thyagenaike amrutatwam anashuhu (Non attraverso le azioni, né attraverso la prole, né attraverso le ricchezze, ma solo attraverso la rinuncia si raggiunge l'immortalità). Quando l'Imperatore Bali Gli promise tre passi di terra, Vamana coprì l'intera terra con il Suo primo passo e il cielo con il Suo secondo, e chiese dove posare il terzo. Bali offrì la propria testa. Swami racconta spesso questa storia come una lezione definitiva sulla sottomissione dell'ego e sulla vera essenza del sacrificio.
Finora abbiamo visto che lo Yajna è molto più di un rituale esteriore. Dalla visione vedica della creazione come Yajna agli insegnamenti della Bhagavad Gita, ai Pancha Mahayajna e ai grandi Yajna descritti nelle nostre Scritture, il messaggio centrale è che ogni azione può diventare un'offerta a Dio. Se compiuti con il giusto spirito, i nostri doveri, le nostre relazioni, il nostro servizio, il nostro studio, il nostro culto e la nostra cura per la natura possono tutti diventare Yajna. Nella seconda parte, nel numero di novembre, considereremo come Bhagavan approfondisca questa comprensione illustrando lo Yajna interiore, dove la mente diventa l'altare, le nostre qualità negative le oblazioni e la nostra intera vita uno Yajna, un'offerta al Divino.
Jai Sai Ram
(La Parte 2 di questo editoriale apparirà nella pubblicazione di novembre 2026).
